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LOCANDINA 1La violenza di genere “va di moda”. Eppure – o forse proprio per questo – risulta abbastanza evidente che l’espressione “violenza di genere” sia utilizzata troppo spesso in modo superficiale, improprio e dannoso.

Per violenza di genere si intende la violenza esercitata dal genere maschile sul genere femminile. Così è stata definita anche dalla dichiarazione dell’Assemblea dell’ONU sin dal dicembre 1993 che recita: “La violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente disuguali tra uomini e donne, […] la violenza di genere è qualunque atto sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.

Anche l’UE ha adottato la stessa definizione, “in quanto legata alla disparità relazionale tra i sessi ed al desiderio di controllo e possesso da parte del genere maschile sul femminile”. E dunque: sottolineando che la violenza è sempre violazione dei diritti umani e delle regole di convivenza civile, e nega la relazione tra le persone, la violenza di genere indica – in particolare e nello specifico – quel tipo di violenza che il genere maschile (e solo il genere maschile) esercita sul genere femminile, assumendo totalmente il significato e la valenza del termine genere (gender).
Il concetto di genere è stato introdotto per la prima volta, nel dibattito scientifico e politico, dall’antropologa Gayle Rubin nel 1975 per sottolineare come le disuguaglianze esistenti tra uomini e donne non fossero la conseguenza “naturale” dei loro corpi sessuati, ma il prodotto di specifiche costruzioni sociali e culturali. Il termine genere, infatti, non definisce l’insieme di caratteristiche fisiologiche, strutturali e, soprattutto, riproduttive che distinguono i maschi dalle femminine, ma corrisponde all’organizzazione che la società ha fatto di questa differenza sessuale, al sistema di pratiche simboliche, materiali, politiche ed economiche attraverso le quali gli individui in una società costruiscono e legittimano rapporti IMPARI tra uomini e donne. 

Date queste premesse – ovvie per chi si occupa con professionalità e competenza di violenza di genere – pare urgente e indispensabile ridefinire con esattezza culturale, semantica, concettuale ed educativa “cosa” si intenda quando si nomina la “violenza di genere”.

Stampa 29 ottobre 2013

Stampa 7 marzo 2014

Convegno 14 marzo 2014

Incontro 6 febbraio 2014 della prof.ssa Serenella Ottaviano

Bozza accordo di rete 

Violenza di genere

Stereotipi

Le parole del genere

Proposte di lavoro

 

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